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Saper dire no: la verbalizzazione nel metodo Montessori

 

Uno dei punti cardine del famoso metodo Montessori è la verbalizzazione: molti genitori, però, la confondono con la contrattazione. Verbalizzare infatti non consiste nel dare mille spiegazioni al bimbo di fronte ad un No, ma piuttosto illustrargli ad alta voce i sentimenti che prova quando è ancora troppo piccolo per capirli e "codificarli". È creare empatia col bambino e pronunciare a voce alta le emozioni che si percepiscono in lui, in modo da aiutarlo a riconoscerle e ad affrontarle. Per sviluppare, in tal modo, la resilienza.

Come attuare la verbalizzazione di fronte ad un capriccio? Occorre anzitutto capire che i "capricci" non esistono e che si tratta di richieste di comunicazione: un bimbo che si mostra arrabbiato o frustrato in realtà vorrebbe comunicarci che in quel momento sta provando sensazioni sgradevoli che non riesce a controllare. Ciò non significa che occorra sempre dargliela vinta. Bisogna avere piena coscienza del proprio No: lo si è detto per un motivo importante, o solamente per "vincere"? Nel primo caso, rimarrà un No, senza ulteriori spiegazioni dopo la prima. Nel secondo caso invece si dovrebbe fare un passo indietro: spesso gli adulti lo dicono soltanto per dimostrare che sono al comando e che hanno il potere di decidere tutto. Così pronunciano dei No senza un significato reale.

Se al No (sensato) il bimbo reagisce con rabbia e frustrazione non bisogna cercare di reprimere questi sentimenti, magari accontentandolo o, peggio ancora, punendolo, ma semplicemente fargli capire che la rabbia si può superare e che è normale provarla. I sentimenti negativi di un bambino non si giudicano: è un passaggio necessario per imparare a crescere e a prendere decisioni. Senza dimenticare il ruolo del genitore e quello del bambino.


 
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